Il Legno e la sua etica

Il Legno e la sua etica

Nel mondo della produzione industriale, parlando di etica si corre il rischio di essere guardati con sospetto. Per il semplice fatto che alcuni temi etici, come la salvaguardia dell’ambiente e la decarbonizzazione, oltre ad essere maledettamente cogenti, oggi, sono sulla bocca di tutti e vanno di moda. Questo fenomeno viene definito come greenwashing, cioè una strategia fuorviante che tende a definire l’azienda, i suoi processi e i suoi prodotti come rispettosi dell’ambiente pur non essendolo affatto.

Poi c’è la questione dell’estetica, l’altra parte di nostro interesse che va presa in considerazione. La società cambia continuamente e con essa cambiano i codici estetici. Quello che era considerato bello esteticamente nel rinascimento, potrebbe non esserlo ora. Cambiano i costumi, le immagini che venivano considerate provocatorie all’inizio del ‘900, oggi ci sono indifferenti.

ETICA ED ESTETICA

Esplorare il rapporto tra etica ed estetica in senso universale, sarebbe un argomento abnorme, fuori dalla portata. Nel nostro piccolo, invece, ci interessa occuparci di questo rapporto riferito al legno come materia prima per la produzione industriale.

Il legno è la materia prima certamente più antica utilizzata dall’uomo per produrre utensili e manufatti. È stato il materiale indispensabile per l’evoluzione della specie, come la scoperta del fuoco, senza la quale non saremmo arrivati fin qui. La stessa cottura dell’argilla, che ha dato origine alle terrecotte, passa dall’utilizzo dell’indispensabile legno. Il legno accompagna l’uomo fin dalla sua comparsa sul pianeta, anzi lo anticipa perché le specie vegetali si sono sviluppate prima.

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Parliamo del legno come elemento essenziale non solo per essere utilizzato per la produzione di manufatti, ma per la stessa sopravvivenza della specie umana grazie al suo ruolo insostituibile che svolge nell’ecosistema. Ricordare le funzioni degli alberi e delle foreste per l’equilibrio dell’anidride carbonica nell’atmosfera mi sembra scontato, addirittura pleonastico e inopportuno.

Alcuni aspetti però, mi sembra giusto focalizzarli, seppur brevemente e senza nessuna presunzione scientifica. Parlo della riforestazione, della rinnovabilità e del tracciamento del legno per la produzione industriale. Quando parliamo degli alberi che ci forniscono il legno, un conto è parlare del disboscamento in Amazzonia e un conto è parlare della produzione controllata e certificata di alberi reimpiantati. 

LA RIFORESTAZIONE

La provenienza della materia prima legno per l’utilizzo industriale, nelle filiere produttive che agiscono legalmente, avviene mediante messa a dimora di piante giovani in aree dette di riforestazione, quindi niente a che vedere con le aree protette. Sfatiamo il primo luogo comune sulla provenienza del legno.

Il ciclo di produzione, viene costantemente controllato da due organizzazioni: Il PEFC, acronimo di (Programme for the Endorsement of Forest Schemes), e FSC acronimo di (Forest Stewardship Council).

Il primo definisce gli schemi di certificazione per garantire una corretta gestione delle foreste affinché rimangano una risorsa per le generazioni future, il secondo esercita la funzione di controllo e certificazione.  

LA RINNOVABILITÀ DEL LEGNO

Il legno è l’unica materia prima al mondo che, mentre cresce, toglie anidride carbonica all’atmosfera e libera ossigeno. Per crescere infatti, tramite il processo di fotosintesi clorofilliana, la pianta utilizza energia, luce e anidride carbonica. Una pianta giovane cresce molto in fretta e utilizza al massimo questi 3 elementi, migliorando la qualità dell’aria. Una pianta vecchia, invece, ha crescita residua molto lenta. Pertanto, una strategia corretta suggerisce che quando una pianta è matura venga abbattuta e sostituita con piante più giovani. Si evince che questo processo rappresenta un ciclo di sostituzione e non di depauperamento delle piante. Abbiamo così sfatato un secondo luogo comune sul consumo del legno.

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